Con l’avvicinarsi del pieno inverno, il Paese si prepara a una nuova stagione influenzale che, secondo gli esperti, potrebbe risultare intensa. La scorsa stagione, quella 2024‐25, ha segnato un record storico per l’Istituto Superiore di Sanità in Italia: oltre 16 milioni di persone colpite, pari a circa il 27,7 % della popolazione.
In questo scenario, il vaccino antinfluenzale assume un ruolo centrale non solo come strumento sanitario ma come gesto di tutela individuale e collettiva.
Per un centro diagnostico e di analisi mediche, l’obiettivo è accompagnare il paziente con informazioni chiare, affidabili, aggiornate, per scegliere consapevolmente e prendersi cura della propria salute e di quella della comunità.
Una stagione Influenzale “da record” e le implicazioni
Secondo il rapporto dell’ISS sulla stagione 2024‐2025, la sorveglianza ha registrato un’elevata circolazione dei virus respiratori con un picco di 16 milioni di italiani che hanno avuto sintomi simil‐influenzali, con una curva cumulata rimasta elevata fino a marzo inoltrato.
I ricoveri in terapia intensiva nel quadro di influenza confermata sono stati 601, e i decessi 134, con la maggioranza dei casi gravi e dei decessi concentrati nei soggetti non vaccinati.
In aggiunta, l’andamento internazionale, ad esempio la forte circolazione in Australia nell’inverno 2024/25, con incremento dei casi di circa il 70 % rispetto all’anno precedente, porta anche per l’Italia la previsione concreta di una stagione che potrebbe risultare impegnativa.
Il vaccino antinfluenzale: modalità, tempistiche, raccomandazioni
La campagna vaccinale contro l’influenza in Italia viene regolata da specifiche circolari del Ministero della Salute e dall’ISS. Per la stagione 2025‐2026 è stata pubblicata la circolare il 25 luglio 2025 e conferma le priorità e le modalità operative.
Quando vaccinarsi
La raccomandazione generale è di iniziare la vaccinazione sin dall’inizio di ottobre, ovvero dalla 40esima settimana dell’anno, idealmente entro dicembre, prima che il virus inizi a circolare intensamente. Anche in caso di ritardo, la vaccinazione rimane utile e va considerata comunque nel corso della stagione influenzale.
A chi è raccomandata
La vaccinazione antinfluenzale è particolarmente raccomandata per alcune categorie di persone, in cui il rischio di complicazioni è più elevato.
Tra queste rientrano gli adulti di età pari o superiore a 65 anni, per i quali l’influenza può avere conseguenze più gravi. Allo stesso modo, è importante per chi convive con patologie croniche, come problemi cardiaci, respiratori o diabete, che possono aggravarsi in caso di infezione.
Indicato anche per le donne in gravidanza, per proteggere sia la madre sia il bambino, o nel periodo post-parto. Per quanto riguarda i più piccoli, la vaccinazione viene consigliata ai bambini tra i 6 mesi e i 6 anni, anche se non presentano condizioni di rischio particolari, perché rappresentano un gruppo vulnerabile e contribuiscono alla circolazione del virus.
Infine, è fortemente raccomandata per chi lavora a contatto con persone fragili o a rischio, come professionisti sanitari, operatori socio‐sanitari, caregiver, forze dell’ordine e altri soggetti esposti per motivi lavorativi. In tutti questi casi, il vaccino non solo protegge chi lo riceve, ma rappresenta anche un atto di responsabilità verso chi ci circonda.
Come viene somministrato
Il vaccino viene somministrato di norma per via intramuscolare, nel muscolo deltoide per gli adulti e nella coscia per bambini piccoli. È prevista la ripetizione annuale, poiché i virus influenzali mutano spesso e la protezione si riduce col tempo.
Che cos’è la campagna vaccinale
Si tratta di una strategia integrata di prevenzione, fattore di cui noi come Centro diagnostico e analisi mediche siamo sempre in prima linea, che coinvolge diagnostica, monitoraggio epidemiologico, informazione e cura.
La stagione 2025‐26, tra l’altro, potrebbe riservare sfide importanti se guardiamo ai dati internazionali e nazionali che indicano come una percentuale significativa della popolazione, fino a 1 italiano su 4, potrebbe essere colpita da sindromi influenzali e simil-influenzali.
In questo contesto, il vaccino diventa più che mai un’arma indispensabile: accessibile, sicura, efficace nel ridurre il rischio.
Il vaccino come atto di cura individuale e tutela collettiva
Sia chiaro, dal punto di vista clinico non garantisce che non ci si ammali è questo è un punto importante da ribadire. Tuttavia, le evidenze chiariscono che riduce in modo significativo il rischio di complicazioni e ospedalizzazione in particolare tra i soggetti più fragili, così come abbiamo constatato con i dati riportati all’inizio dell’articolo.
Ma c’è anche di più. La vaccinazione antinfluenzale ha un valore sociale in quanto riduce la circolazione del virus, protegge chi non può vaccinarsi come i neonati e le persone
immunodepresse, attenua la pressione sugli ospedali e contribuisce al funzionamento del sistema sanitario.
Per un paziente che entra in un centro diagnostico o in un ambulatorio analisi mediche, sapere che la vaccinazione è un atto che unisce responsabilità personale e comunitaria può fare la differenza. Non si tratta solo di non ammalarsi, ma di scegliere una strategia di cura globale.


