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Nuovo Centro Diabetologico ad Avellino, Francescaromana Guarino: «Quattro anni di lavoro per un progetto dedicato ai pazienti»

Siamo qui con la dottoressa Francescaromana Guarino, amministratore unico, tra le sue molte attività, del Gruppo Guarino. Dottoressa, il 10 settembre avete inaugurato il nuovo Centro Diabetologico. Cosa rappresenta questo progetto per il territorio?

Buongiorno a lei, benvenuta. Il Centro Diabetologico è stato un investimento sicuramente molto importante, certamente in linea con la programmazione e lo sviluppo della nostra struttura. Una sede nuova che attendeva di essere completata da quattro anni, un luogo pensato per pazienti, professionisti e soprattutto per la qualità del lavoro che faremo per rispondere alle esigenze cliniche ma anche logistiche di un centro multidisciplinare. In realtà tutta la filosofia delle nostre sedi si basa su una umanizzazione spinta già da prima del Covid, negli anni 2018-2019. Io immaginavo di realizzare la nuova sede quando acquisimmo la radiologia. Ma lei forse è troppo giovane, forse non ricorderà che il laboratorio nasceva proprio con papà al numero 15 di Corso Vittorio Emanuele ad Avellino. In effetti, vivendo le strutture sanitarie da ambo le parti, come CEO e come paziente, è nata proprio l’esigenza di non creare distacco. Il centro diabetologico continua questo percorso, questa filosofia. I pazienti devono sentirsi a casa e soprattutto accolti con grande rispetto e familiarità.

C’è stato un momento in cui avete temuto che il progetto potesse finire in uno di quei limbi burocratici?

Uno? Guardi, a volte sembrava di vivere gli Antenati. Si ricorda il cartone animato? Avrei spesso voluto dire al mio avvocato: “Vilma, dammi la clava!”. E a volte, con il mio caratterino docile, avrei anche pensato di fare qualche danno. Però alla fine la differenza l’ha fatta la determinazione. Ogni volta che il percorso sembrava complicarsi ci siamo ricordati qual era il nostro obiettivo.

Un progetto che ha richiesto quasi quattro anni…

Lei ha colto con durezza le mie parole, sì, esattamente perché abbiamo dovuto affrontare e gestire contenziosi amministrativi al Tribunale Amministrativo, puntare i piedi a terra per il riconoscimento dei nostri diritti e arrivare fino al Consiglio di Stato. Poi abbiamo ottenuto il riconoscimento dei nostri diritti e delle norme con successo. Lei si è soffermata sulla frase “quattro anni”. Lo ripeto: quattro anni. In medicina sono un tempo enorme, non le dico per un imprenditore o per una società. Immagini cosa significhi tenere in piedi le pratiche di finanziamento, perdere pezzi di staff nell’attesa di ricorsi e quant’altro, peraltro in un momento in cui la sanità sta vivendo una crisi drammatica nella ricerca di risorse. Intanto l’evoluzione delle patologie procede rapidamente, come un cubetto di ghiaccio al sole. Non so se questo è chiaro a tutti. Mi augurerei che fosse soprattutto chiaro, e affrontato tempestivamente, da chi è preposto a organizzare la sanità per noi pazienti. Così forse avremmo meno spese e più prestazioni appropriate. In ogni caso, per carità, non sarò certo io a fare cultura politica.

Per quanto riguarda il Centro Diabetologico abbiamo monitorato dati che hanno confermato come il diabete sia in aumento e quindi il nostro progetto è tornato all’idea che bisognasse offrire percorsi di cura completi e integrati. Questa attività era praticamente un dovere. L’impegno è concreto verso la prevenzione e la continuità assistenziale. Purtroppo il diabete è una delle patologie più diffuse in Italia. Noi però abbiamo un’idea, un’idea molto suggestiva di come gestire questo Centro Diabetologico. Magari di questo parleremo tra un anno.

Il Centro Diabetologico si inserisce in un più ampio percorso di crescita del Gruppo Guarino. Quali sono oggi le vostre priorità in termini di investimenti, innovazione e servizi per il territorio?

Mi lasci dire che il Gruppo Guarino è una struttura che ha mantenuto uno standard molto alto in termini di investimenti, aggiornamento professionale, selezione del personale, requisiti strutturali e attrezzature. È di qualche giorno fa l’introduzione della nuova TAC, nonostante la precedente avesse solo tre anni, perché questa ci consentiva di esaminare i pazienti in maniera diversa. La stessa cosa l’abbiamo fatta con il nuovo mammografo Siemens Healthineers MAMMOMAT B.brilliant. È una macchina superiore e quindi abbiamo deciso di fare questo investimento. Sì, investiamo molto, moltissimo. Il nostro gruppo è orientato proprio al “Progetto Guarino”, perché vede, l’Irpinia rispetto alle grandi città è più piccola e noi serviamo moltissimo i nostri concittadini avellinesi. Questo l’avrò già detto in altre circostanze. Serviamo moltissimo anche persone che conosciamo da generazioni e loro conoscono noi. È quindi logico, a livello territoriale, che le persone ci scelgano perché sanno quali sono i nostri sacrifici e quanto investiamo. Partecipiamo anche a campagne di prevenzione, a volte insieme ad associazioni territoriali, e lo facciamo perché siamo attenti a patologie che sappiamo essere particolarmente difficili da gestire, anche all’interno di un contesto familiare.

Questo per l’innovazione tecnologica, mentre per i professionisti coinvolti cosa ci può anticipare?

Quando ho iniziato a selezionare le persone con cui collaborare ho conosciuto un medico molto interessante. È una persona un po’ particolare, un po’ speciale. Ha un carattere molto determinato: il dottor Lanzilli, con i suoi occhi blu, è molto persuasivo verso il paziente. Questo l’ho notato direttamente. Oltre a lui ci sono ovviamente il dottor Ametrano, il dottor Amatucci e il dottor Di Costanzo. Ma è inutile che mi metta a elencare tutte le persone che collaboreranno con noi, sono diverse. Come dicevo, tra ciò che siamo oggi, come partiamo e come arriveremo, se riusciremo a portare avanti il nostro progetto, il nostro centro darà al paziente qualcosa in più rispetto a quanto previsto. Ovviamente non a carico del Servizio Sanitario Nazionale, perché abbiamo una nostra visione di cui parleremo più avanti.

Cosa si aspetta dall’apertura del centro?

Mi aspetto che i pazienti ci scelgano come fanno ogni giorno e che lo facciano con la stessa convinzione con cui vengono da noi per altre prestazioni. Noi, come sempre, con il mio prezioso team vigileremo per rendere i percorsi, i flussi e l’affidabilità dell’organizzazione sempre più elevati. So che sarò felice, anche se magari sarò lontana, perché si tratterà di un traguardo raggiunto. Però sa qual è la verità? Io non mi fermo e non ci fermiamo. Appena saremo a regime con il CAD, noi lo chiamiamo così, avremo già un nuovo progetto. Questa è la mia mission e di questa visione tutto il mio team è contagiato.

Dottoressa Guarino, grazie per aver condiviso con noi questo percorso e in bocca al lupo per questa nuova avventura.

Grazie, grazie a voi. Naturalmente ci vedremo presto per l’inaugurazione formale e soprattutto per un piccolo festeggiamento.

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