Per una sanità sana e di qualità

intervista guarino

La storia del Centro e l’impegno di Francesca Guarino

Dottoressa Francesca Guarino, il Centro ha più di settant’anni di storia e continua a evolversi tra tradizione e innovazione; fondato ad Avellino nel 1953 dal professor Amedeo Guarino e dal dottor Alberto Verdesca Zain, il Centro iniziò come un laboratorio generale di base, prima di diventare polispecialistico e multidisciplinare

Chiariamoci: sono arrivata trentasei anni fa, e sono ancora abbastanza giovane e determinata a costruire tanto per Avellino. Tutto è iniziato dai racconti e dall’esperienza di chi lavorava con mio padre. Era talmente affascinato dalle strumentazioni e dalle tecnologie innovative che, nel lontano 1988, acquistò uno degli unici due contaglobuli automatici presenti all’epoca in Italia.

La tecnologia è, e deve essere, un supporto indispensabile e imprescindibile in medicina e nella diagnostica clinica, sebbene io resti convinta che ascoltare e visitare il paziente sia alla base di una diagnosi corretta. A questo non rinunciamo, preferendo che la nostra “intelligenza” verifichi sempre quella artificiale. La strategia del Gruppo Guarino è sempre stata quella di investire in tecnologia e qualità, ma dando anche grande spazio ai professionisti.

La mission del Gruppo Guarino

Qual è la nostra missione? È una domanda complessa. Andrebbe chiesto quale dovrebbe essere la nostra missione se potessimo sceglierla liberamente, in base alle esigenze quotidiane dei pazienti e alle patologie emergenti. Oggi ci sono troppi condizionamenti burocratici e amministrativi. La missione di un gruppo come il nostro, su un territorio come l’Irpinia, è fare una sanità sana e di qualità, con grande attenzione ai rapporti umani, per offrire una risposta utile e completa.

Noi lavoriamo molto per la nostra gente e questo spirito non lo cambieremo mai. Partecipiamo a progetti di ricerca importanti che contribuiscono a tracciare un percorso di costante evoluzione scientifica. Bisognerebbe riflettere sulle vocazioni delle strutture sanitarie e sulle informazioni che esse dovrebbero restituire, collaborando a un progetto comune tra pubblico e privato, che metta al centro le esigenze del paziente, le patologie, le tecnologie, l’innovazione, le specializzazioni e i budget.

Ci sono cose utili, cose necessarie e poi vuoti e capitoli di spesa. Quando chi è preposto all’organizzazione dei servizi avrà davvero la volontà di avviare un cambiamento nella nostra regione, noi saremo pronti. Avellino oggi potrebbe rappresentare una case history per tutto il Mezzogiorno.

Il Centro come simbolo della città

Il suo Centro racconta anche un po’ la storia della città, a cominciare da quella del fondatore

Sì, è vero. Mio padre è stato un eccellente medico, un visionario per la sua epoca: autorevole, dal carattere forte, ma anche molto generoso e disponibile. Il laboratorio è stato un po’ itinerante in città: prima al Corso, di fronte alla Prefettura, poi in piazza Amedeo Guarino. Oggi siamo al Vivendi, che ci sembrava una grande sede, ma siamo di nuovo alla ricerca di spazi.

La nuova sede del Centro

Ho voluto che la nuova sede fosse un luogo accogliente, pulito, comodo, in cui sentirsi a proprio agi. Una struttura sanitaria non deve essere solo “sterile”: un paziente, di qualsiasi età e cultura, merita non solo una prestazione e un referto di qualità, ma anche un luogo in cui accedere senza paure.

So cosa significa essere malati, e anche una sola risposta di una segretaria può cambiare l’umore di una persona. Stiamo continuando a investire, implementando l’offerta qualitativa delle prestazioni. Nel prossimo quinquennio ci concentreremo sul miglioramento dei percorsi legati alla terza età e alle patologie cardiache.

Il potenziale di Avellino e dell’Irpinia

Che cosa offre questa città alle imprese, e cosa no

Non parliamo più solo di sanità. Avellino e l’Irpinia hanno un potenziale immenso in moltissimi ambiti che, se sviluppati, trascinerebbero tutto il resto. Personalmente, pur avendo interessi altrove, il mio cuore batte qui. È quasi una dipendenza. Dicono che io sia una guerriera, e vorrei esserlo per dare un contributo concreto, non per sprecare tempo a far valere diritti che dovrebbero essere riconosciuti.

Si è avellinesi e irpini se ci si sente tali. Non dovremmo andare lontano, ma nutrire e curare un sano progetto di sviluppo del territorio. Se è accaduto in Puglia, perché non dovrebbe accadere anche qui? Servono più coesione e lealtà intellettuale per rilanciare questa terra che ha tutto: storia, acqua, enogastronomia, panorami inebrianti, castelli. E una terra che grida: “Abbiamo tutto”.

Le sfide da affrontare per un futuro migliore

Ogni progetto è spesso rallentato da burocrazia, ricorsi amministrativi e lungaggini. Noi pensiamo, progettiamo, chiediamo – sempre nel rispetto delle delibere regionali – poi presentiamo, ricorriamo e aspettiamo. A breve dovremmo aprire un centro antidiabetico, che è pronto e in attesa. In futuro ci concentreremo anche sul benessere e sull’invecchiamento attivo. Molto dipenderà, naturalmente, dai risultati che emergeranno dalla ricerca.

Intervista da Corriere, 31 dicembre 2025

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